lunedì 20 febbraio 2017

17 passi lontano da te di Valerio Mottin

Non è facile recensire un libro che sembra essere stato scritto da te. È vero che sono i libri a scegliere i lettori e avevo proprio bisogno di questa lettura. "17 passi lontano da te" è un romanzo narrato dal punto di vista di un paziente, del figlio e dell'oncologo. Per la prima volta ho trovato uno scrittore che decide di parlare del cancro senza peli sulla lingua, senza illudere e dicendo tutta la verità. Il cancro, pur facendo parte della nostra quotidianità, e' un taboo. Nessuno ne parla o ne vuole parlare. È come se, di fronte a noi,  esplodesse una bomba atomica e tutti noi continuassimo a vivere facendo finta di niente. Sentiamo un boato, tutti i nostri atomi iniziano a vibrare, ma  continuiamo a sorridere in faccia al nostro destino beffardo. Grazie a  Valerio Mottin, la letteratura si fa bomba, boato e vibrazione, e nessuno può rimanere indifferente al rumore della scrittura. Devo ringraziare questo scrittore per aver messo su carta il dolore che ogni giorno vivono migliaia di famiglie. Lui riesce a metterci su fronte alla vita vera senza censurare nulla di ciò che è la storia naturale del cancro. Come sapete io sono figlia di un uomo che ha perso la sua battaglia contro il cancro, ma dalla vita è uscito vincitore. Sono figlia, sono madre e al più presto sarò medico, infatti mi è sembrato di leggere me stessa tra quelle righe, e pur non conoscendo l'autore mi sono sentita più vicina a lui che a qualunque altra persona presente nella mia vita fisicamente. Pensavo di essere l'unica e sola ad aver vissuto e provato lo strazio di una malattia che dalla diagnosi alla fine, non ti dà tregua. Il cancro e' un mostro che ti schiaccia e tu non puoi far nulla contro di esso. Ma sapete che vi dico? La letteratura, la cultura, i libri, guariscono, diventano genitori degli orfani,mariti delle vedove, nonni, zii, figli di chi pensa di essere completamente solo. I libri mi hanno salvato. Da quando mio padre, la mia ancora e' stata tirata su verso il cielo, mi sono aggrappata allo studio e mi nutro di pagine di medicina e romanzi. I libri mi fanno da padre e mi cullano da quando non può più farlo lui. "17 passi lontano da te" mi ha ricordato che non sono sola, non siamo soli. Noi figli, vittime anche noi del cancro, non siamo soli e non lo saremo mai.

"Un po' mi mancano quei momenti, quella spensieratezza, i primi baci ed i primi amori. 

Sorrido, porto tutto dentro di me in fondo."

Pur essendo un libro in cui il lavoro introspettivo del protagonista diventa molto doloroso e triste, l'entusiasmo verso la vita, l'onore, la dignità e il valore del lavoro, riescono a portare a galla sentimenti che spesso si perdono nell'oblio della quotidianità e delle giornate tutte uguali. 


"È proprio vero che alcune volte sono proprio le piccole cose a renderti felice. Ma non voglio cadere nella banalità delle cose già dette. Oggi sono felice e questa è l'unica cosa che 

conta."




Ciò di cui mi sono resa conto a fine lettura, da figlia e genitore, è che l'amore di un padre ha il compito di indicare la via verso la felicità ai figli. Personalmente, credo di essere una mamma molto ansiosa, perché ho perso tanto e non voglio perdere nient'altro e le mie paure mi portano verso un atteggiamento iper protettivo, ma una qualità posso dire di averla: do valore a ogni momento. Se questo modus vivendi non l'avessi imparato dal mio vissuto, l'avrei imparato da "17 passi lontano da te". Meglio arrivare in ritardo da qualsiasi parte,perdendo tempo annegando in un abbraccio con mia figlia, che essere un mamma perfetta e puntuale. Non ho tempo per lo stress e i malumori. Mia figlia pur sapendo che si può fare stare "un pezza" senza essere rimproverata, mi chiede sempre "mamma,mi posso sporcare?", quando la portò al mare d'inverno. Amare i propri figli può essere altamente educativo.


"E’ vero, guadagno tanto. Come medico chirurgo guadagno tanto. Ma ci sono volte in cui mi chiedo se tutto ciò ne vale la pena. Se ne vale la pena di tornare a casa la sera ripensando alle persone che indirettamente ho condannato a morte, ripensando ai loro volti, alle loro paure, perchè poi queste persone, puntualmente vengono a trovarmi nei sogni ed io non ne posso più."